L'avventura di una giovane donna con la cataratta

 

Avevo 38 anni quando ricevetti la scioccante notizia dalla mia oculista. "Carola, ti si sta sviluppando una cataratta in entrambi gli occhi. Sarebbe opportuno che tu ti consultassi con un collega chirurgo."

 

donna cataratta

 

Io non avvertivo nessun dolore. Dato che ero legalmente "non-vedente" (il mio occhio buono aveva meno di un cinquantesimo di vista naturale), io in realtà non mi rendevo nemmeno conto del problema. In quel periodo, anche con le mie lenti a contatto, riuscivo al massimo a vedere uno o due decimi. Non so come riuscivo a superare la visita per la patente!

Feci come mi disse la mia oculista, e mi recai da un noto chirurgo oculista di Napoli. Questi mi disse, invece, che io avevo già una cataratta matura in un occhio e che nell'altro era in via di formazione. Avevo sviluppato una cataratta di tipo "sotto-capsulare", che rendeva opaca la parte posteriore del mio cristallino, dovuta alla gran quantità di iniezioni e pillole di cortisonici che avevo dovuto assumere per l'artrite reumatoide di cui soffrivo da alcuni anni.

Ci sono, fondamentalmente, altri due tipi di cataratta: nucleare (che si forma normalmente nel processo di invecchiamento) e corticale (il tipo di cataratta che in genere sviluppano i diabetici).

La cataratta è l'opacizzazione del cristallino naturale, quella piccola lente che abbiamo tutti noi appena dietro l'iride (la parte colorata dell'occhio) e la pupilla. A causa di quest'opacizzazione, che aumenta gradualmente, la vista si riduce, anche se certe volte il processo è così lento che quasi non ci rendiamo conto di ciò che accade. La cataratta, infatti, non si manifesta all'improvviso. Comincia come una lieve velatura e si aggrava sempre più. All'inizio, non c'era stato quasi nessun effetto sulla mia già pessima vista. Poi, il problema era peggiorato ed io avvertivo di continuo il disperato bisogno di pulirmi gli occhiali o, se indossavo le lenti a contatto, avevo sempre l'impressione che fossero sporche. Ad un certo punto, le luci cominciarono a darmi fastidio, sia la luce del sole che quella delle lampadine. La guida notturna era diventata drammatica, dato che la visione offuscata ed il fastidio delle luci rendevano impossibile la mia percezione delle distanze. I colori, poi, mi sembravano tutti sbiaditi.

Avvertivo una sensazione di paura quando ero costretta a mettermi al volante di notte. Non mi sentivo sicura, perciò ho rinunciato a guidare per diversi anni al calar del sole. Fortunatamente in questi anni ho lavorato da casa.

Quali sono i fattori che portano ad uno sviluppo della cataratta oltre all’età, alle medicine e ad alcune malattie? Nonostante i recenti progressi in campo medico, nessuno davvero conosce il reale motivo.
Alcuni studi ritengono che esso sia causato dall’esposizione ai raggi ultravioletti, per questo motivo quasi tutti gli oculisti esortano i propri pazienti ad indossare sempre gli occhiali da sole. Recenti studi, inoltre, affermano che un modo per prevenire o rallentare lo sviluppo della cataratta è seguire una dieta ricca di antiossidanti e povera di sale. Altri fattori di rischio? Smog, alcol e fumo, solo per citarne alcuni.

La maggior parte delle persone, solitamente, si accorge dello sviluppo della cataratta nel momento in cui essa riduce la qualità visiva, tanto da influire sulla propria vita. Infatti, oltre a non essere più in grado di guidare di notte, era diventato per me una fatica leggere i miei beneamati libri e fare i giochi di enigmistica.

 

donna cataratta

 

E cosa fare quando il “velo” che ricopre i tuoi occhi ti complica la vita? La risposta è una sola: affidarsi alla chirurgia. Una volta che tu e il tuo medico avete deciso che non si può aspettare, è opportuno stabilire una data per l’intervento. Io mi sono sottoposta all'operazione in entrambi gli occhi a distanza di 4 mesi l’uno dall’altro. Da allora sono trascorsi 7 anni e so che i progressi della medicina consentono, al giorno d’oggi, una maggiore scelta sui cristallini artificiali da impiantare, se a “fuoco fisso” o multifocali, i quali permettono una corretta visione a tutte le distanze, senza nemmeno avere più bisogno di indossare occhiali da lettura!

Quando mi sottoposi all’intervento per cataratta, il mio chirurgo mi impiantò il meglio che potessi desiderare a quei tempi: una lente per la visione da vicino, e una per quella da lontano. Non ho bisogno di indossare occhiali per buona parte del giorno. Riesco anche a leggere senza inforcare gli occhiali da lettura, ma preferisco farlo quando devo svolgere dei lavori minuziosi, come ricamare o completare un puzzle. Per guidare, nonostante riesca a vedere molto bene, talvolta indosso gli occhiali per mettere meglio a fuoco la strada e sentirmi più sicura.

L’operazione, inoltre, è tassativamente ambulatoriale. Non appena fui portata in sala preoperatoria, mi vennero somministrate una serie di gocce e farmaci per anestetizzare gli occhi e per dilatare le pupille. E tutto ciò, grazie al mio chirurgo d’avanguardia, senza l’uso di aghi! Successivamente sono stata condotta verso la sala operatoria, dove mi è stato applicato sull’occhio uno strumento che faceva sì che io non serrassi le palpebre durante l’intervento.

 

Sono rimasta sveglia e lucida per tutta la durata dell’operazione. A meno che tu e il tuo medico non lo riteniate necessario, per rendere meno stressante l’intervento o per vincere qualche sorta di “paura”, non vi sono motivi per richiedere l’anestesia totale. Io ero molto nervosa durante la prima operazione e non ho voluto addormentarmi, così ho avuto il piacere di scoprire che l’intervento era durato meno di mezz’ora! Una volta effettuata la prima incisione e rimosso il cristallino, non avevo più la possibilità di guardare fino alla completa installazione della nuova lente. Al termine dell’operazione mi venne applicata una benda protettiva sull’occhio che mi fu rimossa il giorno dopo. Nelle prime ore dopo l'intervento, dal mio occhio fuoriuscì molto liquido. Sentivo un senso di corpo estraneo nell'occhio operato.

Mi è stato, poi, consigliato di indossare sempre gli occhiali da sole protettivi ed evitare il contatto diretto con la luce solare per circa 6 settimane. Inoltre non mi era permesso svolgere alcun tipo di attività fisica debilitante, sollevare pesi superiori ai 10 kg, chinarmi o dormire sul fianco corrispondente all’occhio operato. Dovevo anche stare molto attenta a non frequentare luoghi con molta polvere e ho dovuto instillare nei miei occhi molte gocce, più volte al giorno, per alcune settimane.

24 ore dopo l’intervento mi sono sottoposta alla prima visita di controllo, durante la quale mi è stata rimossa la benda. Nonostante l’occhio fosse ancora intorpidito, riuscivo già a notare la differenza rispetto a prima. Ma la sorpresa più grande l’ho avuta al mio risveglio il giorno seguente: osservando la sveglia digitale riuscivo a leggere l’orario nitidamente e senza occhiali!

Ero decisamente incredula. Svegliai mio marito e gli raccontai ciò che era accaduto. Poi scoppiai in un pianto. Di gioia, ovviamente. Non ero mai riuscita a guardare così lontano senza l’ausilio dei miei occhiali o delle lenti a contatto da quando avevo 10 anni.

Quando incontrai il mio chirurgo per la seconda volta ricordo che non ero capace di trattenere il mio entusiasmo e non smettevo più di ringraziarlo. Egli rispose che aveva solo fatto il suo dovere e che era molto contento di non aver incontrato alcun tipo di complicazione. Poi eseguì la visita di controllo tramite la quale accertammo che la mia vista aveva già raggiunto i 5/10 nell’occhio appena operato. In quel momento fu mio marito a scoppiare in un pianto a dirotto. Mi ripete sempre di non aver mai ringraziato abbastanza il mio oculista.

Visti i risultati della prima operazione, decisi allora di anticipare il secondo intervento, al quale mi sottoposi quattro mesi dopo. Fortunatamente ottenni gli stessi risultati del primo. Poco dopo scoprii che uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori svedesi e pubblicato sul British Journal of Ophthalmology del novembre 1999 aveva accertato che più bassa è l’età del paziente, più felice è l’esito dell’operazione.

 

 

In conclusione, posso affermare con certezza che i miei cristallini artificiali sono la miglior cosa riguardante la mia Salute che mi sia mai potuta capitare.

 
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  • Il cross-linking nel cheratocono migliora l'acuità visiva e riduce la miopia e l'astigmatismo

     

    Br J Ophthalmol. 2013; 97 (4) :433-437.

     

    • 31 mag 2013

    Secondo un recente studio, il cross-linking corneale arresta la progressione del cheratocono per almeno 4 anni.

    I ricercatori hanno analizzato 30 pazienti con cheratocono lieve o moderato sottoposti, in un periodo variabile fra 4 e 6 anni prima, in un solo occhio, a cross-linking del collagene corneale con riboflavina e raggi UV-A. L'età media dei pazienti al tempo in cui si erano sottoposti al trattamento era di 26,3 anni; l'intervallo medio tra il cross-linking e la valutazione clinica è stato di 53,3 mesi.

    Nei casi esaminati, dopo 4-6 anni dall'intervento, il difetto refrattivo (la miopia e l'astigmatismo) e l'acuità visiva per lontano sono migliorati in maniera significativa; i valori topografici di curvatura corneale e gli altri indici correlati, che sono elevati in casi di cheratocono, sono risultati notevolmente diminuiti.

    Lo spessore corneale centrale, che nel cheratocono si riduce sensibilmente, è risultato aumentato dopo il trattamento di cross-linking.

    In nessun occhio trattato si è riscontrata una progressione del cheratocono e nessun soggetto esaminato ha perso più di un decimo di acuità visiva. Infine, valutando gli occhi non trattati dei 30 casi esaminati, si è notato che in 7 occhi si è avuta una progressione del cheratocono.



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