Farmaci per la degenerazione maculare: 2 è meglio di 1!

Secondo i risultati di un recente studio, l'uso contemporaneo di due farmaci contro l'angiogenesi determina un'efficacia terapeutica migliore nella lotta contro la degenerazione maculare legata all'età.

Aggiungendo un farmaco che blocca il fattore di crescita delle piastrine (PDGF) al Lucentis (ranibizumab), farmaco impiegato già da tempo per la cura della degenerazione maculare, si ottiene un miglioramento dell'acuità visiva del 62% rispetto a ciò che si ottiene utilizzando solo il Lucentis. Lo studio, sostenuto dalla Ophthotech, è stato eseguito su un campione di 449 pazienti.

Il nuovo farmaco non ha ancora un nome generico approvato ed è attualmente indicato con la sigla E10030, ma la Ophthotech gli ha già dato il nome commerciale di Fovista. Si tratta di un composto aptamero, costituito cioè da acidi nucleici, selezionato per legarsi a specifiche proteine ed altri polimeri non-nucleotidici (sono termini assurdi, lo so, li inserisco solo per gli addetti ai lavori!).

I fattori di crescita PDGF e VEGF (fattore di crescita vascolare endoteliale, cui si lega il Lucentis), sono i due principali artefici dello sviluppo di nuovi vasi sanguigni, caratteristica fondamentale della degenerazione maculare umida.

La degenerazione maculare umida è meno comune ma più aggressiva e destruente rispetto alla cosiddetta forma secca, che invece consuma la macula molto lentamente nel tempo.


Uno dei primi segni della degenerazione maculare
è la percezione di linee deformate.

Secondo quanto dichiarato dalla Ophthotech, i pazienti che hanno ricevuto i due farmaci in combinazione hanno guadagnato mediamente 10,6 lettere di acuità visiva, mentre i pazienti sottoposti alla somministrazione del solo Lucentis hanno guadagnato mediamente 6,5 lettere nell'esame della vista.

Le differenze in termini di efficacia sono state evidenti dopo ogni valutazione mensile, ed si sono dimostrate sempre più marcate col passare dei mesi.

Sulla base di questi risultati incoraggianti, l'azienda produttrice del farmaco si sta impegnando per accelerare la fase finale di studio (fase III) e la successiva registrazione del farmaco.

Attendiamo fiduciosi! :-)

Antonio Pascotto

 
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  • Il cross-linking nel cheratocono migliora l'acuità visiva e riduce la miopia e l'astigmatismo

     

    Br J Ophthalmol. 2013; 97 (4) :433-437.

     

    • 31 mag 2013

    Secondo un recente studio, il cross-linking corneale arresta la progressione del cheratocono per almeno 4 anni.

    I ricercatori hanno analizzato 30 pazienti con cheratocono lieve o moderato sottoposti, in un periodo variabile fra 4 e 6 anni prima, in un solo occhio, a cross-linking del collagene corneale con riboflavina e raggi UV-A. L'età media dei pazienti al tempo in cui si erano sottoposti al trattamento era di 26,3 anni; l'intervallo medio tra il cross-linking e la valutazione clinica è stato di 53,3 mesi.

    Nei casi esaminati, dopo 4-6 anni dall'intervento, il difetto refrattivo (la miopia e l'astigmatismo) e l'acuità visiva per lontano sono migliorati in maniera significativa; i valori topografici di curvatura corneale e gli altri indici correlati, che sono elevati in casi di cheratocono, sono risultati notevolmente diminuiti.

    Lo spessore corneale centrale, che nel cheratocono si riduce sensibilmente, è risultato aumentato dopo il trattamento di cross-linking.

    In nessun occhio trattato si è riscontrata una progressione del cheratocono e nessun soggetto esaminato ha perso più di un decimo di acuità visiva. Infine, valutando gli occhi non trattati dei 30 casi esaminati, si è notato che in 7 occhi si è avuta una progressione del cheratocono.



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