Retinite pigmentosa

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Un farmaco per la Retinite Pigmentosa

Acido Valproico: una nuova arma...

Con il termine di Retinite Pigmentosa si intende un gruppo di malattie genetiche che colpiscono la capacità della retina di rispondere alla luce.

La retina è lo strato di cellule sensibili alla luce che riveste la superficie interna dei nostri occhie che converte la luce in impulsi elettrici. Gli impulsi vengono inviati attraverso il nervo ottico al cervello, dove sono riconosciuti come immagini.

 


Quali sono i sintomi della Retinite Pigmentosa?


La retinite pigmentosa causa una lenta perdita della visione. I sintomi iniziano con diminuzione della visione notturna e proseguono con la perdita progressiva della visione periferica (laterale). Alcune persone possono avere difficoltà anche nell'individuazione dei colori.

Quandola visione notturna diminuisce, la capacità di adattarsi alle penombra diventa più lenta.

È così possibile:

  • inciampare su oggetti nel buio;
  • guidare con difficoltà al crepuscolo o di notte;
  • vedere poco in ambienti con luce bassa, come ad esempio al cinema o al teatro.

 

Mentre la capacità visiva durante il giorno può essere completamente normale, si manifesta una marcata incapacità di vedere nel buio. Tale condizione è definita "cecità notturna".

La perdita di visione laterale rende anche più difficile muoversi, causando notevole goffaggine alle persone che ne sono affette, non consentendo più di vedere gli oggetti situati in basso e intorno. Quando la visione di aree esterne tende a scomparire, si parla di "tunnel di visione".

 

In alcuni casi, la visione centrale può essere influenzata già nelle fasi iniziali, rendendo difficile la percezione dei dettagli, come avviene nella lettura o nell'infilare un ago. Questo fenomeno è dovuto alla distrofia maculare, perché la zona centrale della retina, chiamata macula, ne è influenzata.

 

La retinite pigmentosa può verificarsi sia in retine apparentemente normali sia in retine con il caratteristico aspetto "a sale e pepe".


L’acido valproico: una nuova arma contro la retinite pigmentosa

Importanti studi hanno dimostrato che l’acido valproico, o VPA, offre una potenziale efficacia nel trattamento della retinite pigmentosa.

“Le terapie basate sull’acido valproico hanno ottenuto risultati molto incoraggianti nella lotta alla retinite pigmentosa,” ha dichiarato il Dottor
Antonio Pascotto, chirurgo oculista presso la Clinica Mediterranea di Napoli, “anche se, naturalmente, ulteriori test clinici saranno necessari per confermare l’efficacia e la sicurezza del farmaco”.

Studi preliminari hanno infatti identificato in questo acido un potente inibitore dell’istone deacetilasi e, inoltre, si è dimostrato capace di incrementare i livelli di svariati fattori utili per il nutrimento delle fibre nervose.


“Dalle ricerche, quindi, risulta che l’acido valproico possiede un particolare profilo biologico, adatto al trattamento della retinite pigmentosa” ha proseguito il Dott. Pascotto. “Congiuntamente, quest’insieme di indizi suggeriscono che il VPA possa diventare un’efficace opzione terapeutica per i pazienti affetti da altre distrofie retiniche.”


L’analisi retrospettiva ha coinvolto 13 occhi affetti da retinite pigmentosa esaminati prima e dopo una somministrazione di 4 mesi di acido valproico. I ricercatori hanno analizzato a fondo il tracciato ottenuto tramite l’utilizzo del perimetro di Goldman al fine di definire i campi visivi dei pazienti.

L’età media dei pazienti inclusi nello studio era di 36 anni.
I risultati dello studio hanno mostrato un miglioramento del campo visivo in nove occhi e un peggioramento del campo visivo in due occhi, mentre negli altri due casi non sono stati evidenziati sostanziali cambiamenti.

Considerata la classica perdita di campo visivo in assenza di trattamento, i miglioramenti ottenuti in seguito alla somministrazione di acido valproico assumono un valore ancora più significativo.

Tutti i 13 occhi sottoposti alla terapia hanno ottenuto, in media, un incremento dell’acutezza visiva di un valore compreso tra due decimi e quattro decimi.

“I risultati ottenuti verranno utilizzati per spronare sempre più laboratori clinici a testare la sicurezza e l’efficacia dell’acido valproico per la retinite pigmentosa”, ha concluso il Dott. Pascotto. “La nostra intenzione è usare questo studio come base per future sperimentazioni su pazienti affetti da tale patologia per cercare di rendere effettivi al più presto i benefici ottenuti nei test preliminari.”

 
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    • 20 maggio 2013

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    La Presbyond (Carl Zeiss Meditec) è una via di mezzo fra la micro-monovisione ed il trattamento standard bilaterale che aumenta la profondità di campo mediante la realizzazione di un'aberrazione sferica.

    Viene trattato l'occhio dominante per vedere da lontano e l'occhio non dominante viene lasciato leggermente miope per vedere da vicino, lasciando circa una diottria e mezzo di miopia. Inoltre, viene aumentata la profondità di campo di ciascun occhio con una ablazione ottimizzata dal fronte d'onda per aumentare l'aberrazione sferica e creare un gradiente del potere di refrazione costante per tutta la zona ottica.

     

    Ciò crea una 'fusione' naturale delle immagini provenienti dai due occhi. La visione mista, infatti, è un approccio bilaterale che, contrariamente alla monovisione convenzionale, è ben accettata e richiede davvero poco tempo per il neuroadattamento.

    I risultati del trattamento Presbyond in due gruppi rispettivamente di 18 e 23 presbiti miopi e presbiti ipermetropi sono i seguenti: in entrambi i gruppi, il 100% dei pazienti ha raggiunto la visione monoculare per vicino di almeno J2. Il valore massimo di J1 è stato ottenuto dall'89% dei miopi e dal 73% degli ipermetropi. In visione binoculare, il 61% del gruppo di pazienti miopi ed il 74% del gruppo di pazienti ipermetropi ha ottenuto i 10/10 da lontano ed ha letto l'ultima riga dell'ottotipo per vicino (J1).

    I risultati sono rimasti stabili nel tempo, con solo una lieve regressione nel gruppo degli ipermetropi a distanza di un anno dal trattamento.

    Liberatoria: Il sottoscritto non ha interessi finanziari con la Zeiss Meditec.

     

    Antonio Pascotto



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