L'uso di lenti a contatto aumenta il rischio di ulcere corneali infettive

lenti a contattoNEW YORK (Reuters Health) - L'uso di lenti a contatto costituisce il più importante fattore di rischio per le ulcere da infezione corneale. È quanto è emerso da un report nel numero di ottobre del British Journal of Ophthalmology. In risposta ad una mancanza di informazioni sull'argomento, Y. W. Ibrahim ed i suoi collaboratori del Queen Alexandra Hospital di Portsmouth, Regno Unito, hanno studiato le caratteristiche epidemiologiche, i fattori predisponenti e le diagnosi cliniche e microbiologiche di 1786 pazienti con ulcere infettive corneali. L'uso di lenti a contatto è risultato il principale fattore di rischio nel 31% dei pazienti. Altri importanti fattori di rischio sono stati le pregresse malattie oculari (23.7%), i traumi oculari (6.4%) e le malattie sistemiche (4.7%).

 

La maggioranza delle ulcere erano singole e piccole e c'era una predominanza di localizzazioni in media periferia. I sintomi infiammatori e le complicazioni comprendevano: uveiti anteriori, ipopion, neovascolarizzazione corneale, cicatrizzazione corneale, ascessi corneali, endoftalmiti, numerosi assottigliamenti corneali o perforazioni, sclerocheratiti. Fra i 532 pazienti che sono stati trattati empiricamente, 442 hanno ricevuto agenti antivirali e 90, invece, antibiotici topici. Fra i 1254 esami di coltura, 800 sono risultati positivi, fra i quali 22 hanno evidenziato una pura proliferazione virale. Le restanti colture positive contenevano 979 colonie isolate di batteri (696 Gram-positivi e 283 Gram-negativi). Le specie più comuni rilevate sono state: Staphylococcus epidermidis, S. aureus e Pseudomonas aeruginosa. Il farmaco più utilizzato per via topica è stato la ciprofloxacina.

 

La maggioranza dei pazienti - 96.8% - ha richiesto una consulenza medica più di una volta. Solo 34 pazienti (1.9%) ha avuto poi uno scarso recupero visivo. Il periodo di convalescenza, dipendente dalla durata della guarigione dell'ulcera corneale, è stato mediamente di 11,5 giorni. Tale periodo era più lungo nei soggetti meno giovani, nelle donne, in coloro che avevano più di un fattore predisponente, in coloro che presentavano una scarsa acutezza visiva, nelle ulcere ampie e localizzate centralmente e nelle cheratiti da Pseudomonas aeruginosa o Acanthamoeba. In conclusione, è importante segnalare che la riduzione del tasso di gravità delle cheratiti infettive dipende da un processo di sensibilizzazione continua dei pazienti e dei professionisti sanitari. Br J Ophthalmol 2009;93:1319-1324.

Dr. Antonio Pascotto

 
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  • Il cross-linking nel cheratocono migliora l'acuità visiva e riduce la miopia e l'astigmatismo

     

    Br J Ophthalmol. 2013; 97 (4) :433-437.

     

    • 31 mag 2013

    Secondo un recente studio, il cross-linking corneale arresta la progressione del cheratocono per almeno 4 anni.

    I ricercatori hanno analizzato 30 pazienti con cheratocono lieve o moderato sottoposti, in un periodo variabile fra 4 e 6 anni prima, in un solo occhio, a cross-linking del collagene corneale con riboflavina e raggi UV-A. L'età media dei pazienti al tempo in cui si erano sottoposti al trattamento era di 26,3 anni; l'intervallo medio tra il cross-linking e la valutazione clinica è stato di 53,3 mesi.

    Nei casi esaminati, dopo 4-6 anni dall'intervento, il difetto refrattivo (la miopia e l'astigmatismo) e l'acuità visiva per lontano sono migliorati in maniera significativa; i valori topografici di curvatura corneale e gli altri indici correlati, che sono elevati in casi di cheratocono, sono risultati notevolmente diminuiti.

    Lo spessore corneale centrale, che nel cheratocono si riduce sensibilmente, è risultato aumentato dopo il trattamento di cross-linking.

    In nessun occhio trattato si è riscontrata una progressione del cheratocono e nessun soggetto esaminato ha perso più di un decimo di acuità visiva. Infine, valutando gli occhi non trattati dei 30 casi esaminati, si è notato che in 7 occhi si è avuta una progressione del cheratocono.



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