Le lenti impiantabili (lenti fachiche) permettono una correzione stabile e precisa della miopia medio-elevata

 

In base ad uno studio riportato recentemente su Archives of Opthalmology, l'impianto di una lente in collagene determina risultati refrattivi stabili e precisi nella correzione della miopia medio-elevata in pazienti seguiti per 4 anni.

lenti impiantabili


"La cheratomileusi con laser (LASIK) ha conquistato un'ampia popolarità come metodo chirurgico sicuro ed efficace per la correzione della miopia, ma i pazienti con miopia elevata o con cornee sottili trovano tutt'ora delle limitazioni, legate alla necessità di evitare il rischio di sviluppare cheratectasia, una malattia nella quale si hanno gravi disturbi visivi per indebolimento della cornea, la parte anteriore dell'occhio," ha scritto il dottorKazutaka Kamiya della Divisione di Oculistica presso l'Università di Kitasato, in Giappone. "Inoltre, una profonda ablazione con laser può comportare un deterioramento delle performance ottiche intrinseche della cornea."

Gli autori dello studio hanno spiegato che la lente impiantabile consiste di un copolimero di collagene biocompatibile (implantable collamer lens [ICL]; Visian ICL, Staar Surgical Company) sviluppato come lente fachica intraoculare da camera posteriore allo scopo di eliminare i precedenti effetti collaterali. In studi precedenti, l'impianto di ICL è risultato efficace nella correzione di ametropie medio-elevate e, a differenza della Lasik e della Prk, la procedura è reversibile e la lente può anche essere sostituita.

Fra gli effetti indesiderati degli impianti di ICL si sospettano: la formazione di cataratta, la perdita di cellule dell'endotelio corneale, il glaucoma pigmentario ed il blocco pupillare e ci si potrebbe aspettare che questi fenomeni si manifestino, in particolare, col passare del tempo. In questo studio, i ricercatori hanno quindi esaminato i risultati clinici a lungo-termine della procedura durante un periodo post-operatorio di 4 anni.

"Per quanto ne sappiamo, questo è lo studio più lungo mai realizzato per determinare i risultati refrattivi e gli effetti collaterali degli impianti di ICL per la miopia", hanno affermato gli autori dello studio.

 

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Nello studio sono stati inclusi 56 occhi (20 di uomini e 36 di donne) di 34 pazienti con miopia compresa fra −4.00 e −15.25 diottrie. Tutti i pazienti (età media: 37 anni; range: 21-59 anni) si sono sottoposti ad impianto di ICL ed a regolari controlli post-operatori di routine. Il dottor Kamiya ed i suoi collaboratori hanno valutato la sicurezza, l'efficacia, la prevedibilità, la stabilità e gli effetti indesiderati esaminando i pazienti prima dell'intervento e poi a 1, 3 e 6 mesi e 1, 2 e 4 anni dopo.

Oltre ai consueti esami biomicroscopici alla lampada a fessura e alla retinoscopia (esame del fondo oculare), i ricercatori hanno valutato l'acutezza visiva naturale e quella corretta con occhiali, il residuo refrattivo (ossia, se era residuata una lieve miopia o ipermetropia), la pressione intraoculare e la densità delle cellule endoteliali.

Un totale di 18 occhi (32%) non ha manifestato variazioni dell'acutezza visiva (con correzione) dopo 4 anni, 26 occhi (46%) hanno guadagnato una riga sul tabellone luminoso (ottotipo), 7 occhi (13%) hanno guadagnato 2 righe, 5 occhi (9%) hanno subito la perdita di 1 riga e nessun occhio ha subito una perdita di 2 o più righe di acutezza visiva alla visita oculistica.

In 53 occhi (95%) si è ottenuto un visus naturale di almeno 5/10 e 39 occhi (70%) hanno raggiunto un'acutezza visiva naturale di 10/10 o più.

Riguardo la prevedibilità dei risultati, i ricercatori hanno riscontrato che, a 4 anni di distanza dall'intervento, in 44 occhi (79%) si era mantenuta la correzione voluta entro ±0.5 diottrie e in 52 occhi (93%) si era raggiunto l'obiettivo entro ±1.0 diottria.

La variazione media della refrazione, in un periodo compreso fra 1 mese e 4 anni dall'intervento, è stata di −0.24 diottrie; la percentuale media di perdita di cellule endoteliali, dopo 4 anni, è stata del 3.7%.

 

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Durante il lungo periodo di osservazione, non c'è stato nessun aumento significativo della pressione intraoculare né complicazioni a carico della qualità visiva.

"Nel trattamento della miopia medio-elevata, gli impianti di ICL sono sicuri ed efficaci e determinano risultati refrattivi precisi e stabili in un periodo di osservazione di 4 anni; ciò rende tali impianti una valida opzione chirurgica per la cura della miopia," hanno dichiarato gli autori dello studio.

Ciononostante, "è necessaria un'attenta osservazione per oltre 4 anni per valutare le eventuali complicanze a lungotermine di questa tecnica chirurgica," hanno concluso.

"Noi riteniamo che l'impianto di ICL abbia dei vantaggi sulle tecniche di chirurgia cheratorefrattiva come la LASIK," hanno aggiunto gli autori, ma essi hanno anche voluto puntualizzare che la procedura LASIK "standard" è stata dimostrata essere leggermente inferiore alla LASIK customizzata (o wave-front guided) nelle performance visive, in particolare per l'induzione di aberrazioni di alto ordine. "Quindi, al momento, non possiamo dire che l'impianto di ICL possa fornire migliori risultati clinici rispetto alla LASIK customizzata. Aspetteremo i risultati di uno studio comparativo già in atto fra queste due procedure chirurgiche."

Arch Ophthalmol. 2009;127:845–850.

 
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  • Il cross-linking nel cheratocono migliora l'acuità visiva e riduce la miopia e l'astigmatismo

     

    Br J Ophthalmol. 2013; 97 (4) :433-437.

     

    • 31 mag 2013

    Secondo un recente studio, il cross-linking corneale arresta la progressione del cheratocono per almeno 4 anni.

    I ricercatori hanno analizzato 30 pazienti con cheratocono lieve o moderato sottoposti, in un periodo variabile fra 4 e 6 anni prima, in un solo occhio, a cross-linking del collagene corneale con riboflavina e raggi UV-A. L'età media dei pazienti al tempo in cui si erano sottoposti al trattamento era di 26,3 anni; l'intervallo medio tra il cross-linking e la valutazione clinica è stato di 53,3 mesi.

    Nei casi esaminati, dopo 4-6 anni dall'intervento, il difetto refrattivo (la miopia e l'astigmatismo) e l'acuità visiva per lontano sono migliorati in maniera significativa; i valori topografici di curvatura corneale e gli altri indici correlati, che sono elevati in casi di cheratocono, sono risultati notevolmente diminuiti.

    Lo spessore corneale centrale, che nel cheratocono si riduce sensibilmente, è risultato aumentato dopo il trattamento di cross-linking.

    In nessun occhio trattato si è riscontrata una progressione del cheratocono e nessun soggetto esaminato ha perso più di un decimo di acuità visiva. Infine, valutando gli occhi non trattati dei 30 casi esaminati, si è notato che in 7 occhi si è avuta una progressione del cheratocono.



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