Il cross-linking va effettuato il prima possibile nei pazienti pediatrici

 

Il cross-linking va effettuato il prima possibile nei pazienti pediatrici

SIENA — Secondo le conclusioni del gruppo di studio sul cheratocono dell'Università di Siena, il cross-linking corneale dovrebbe essere la terapia di prima scelta in pazienti pediatrici affetti da cheratocono progressivo.

 

cross linking


"Il cheratocono precoce è estremamente aggressivo. Evolve rapidamente e va trattato con urgenza", è stato detto al recente incontro della Società Italiana di Trapianto Corneale.

Anche un ritardo di sei mesi, che è un tempo comune nella valutazione del'evoluzione del cheratocono nei giovani adulti, può fare la differenza per preservare un occhio ed evitare il ricorso al trapianto di cornea.

"Esiste un limite oltre il quale il cross-linking non è più efficace nell'arrestare la progressione della malattia. Dobbiamo essere sicuri che questo limite non venga superato", ha dichiarato il dottor Caporossi.

Prima che il cross-linking entrasse nella pratica clinica, la maggioranza dei bambini che sviluppavano il cheratocono prima dei 15 anni era destinata al trapianto corneale intorno ai 20 anni di età.

"Ora non è più così. Il cross-linking ha fatto il miracolo", ha aggiunto.

Sono già stati trattati 108 casi di pazienti pediatrici con il cross-linking corneale, con risultati incoraggianti. Alcuni casi sono stati già seguiti per 5 anni e, in tutti i casi, il cheratocono è risultato stabile.

"Se valutiamo i nostri pazienti sottoposti a cross-linking in relazione all'età, è ben evidente che i migliori risultati si sono ottenuti quando il trattamento è stato effettuato prima dei 18 anni di età. In altri gruppi di età, i risultati sono sostanzialmente differenti. Dopo i 40 anni, è dubbio che la procedura possa essere utile", ha concluso il dottor Caporossi.

Antonio Pascotto

 
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    • 20 maggio 2013

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    Viene trattato l'occhio dominante per vedere da lontano e l'occhio non dominante viene lasciato leggermente miope per vedere da vicino, lasciando circa una diottria e mezzo di miopia. Inoltre, viene aumentata la profondità di campo di ciascun occhio con una ablazione ottimizzata dal fronte d'onda per aumentare l'aberrazione sferica e creare un gradiente del potere di refrazione costante per tutta la zona ottica.

     

    Ciò crea una 'fusione' naturale delle immagini provenienti dai due occhi. La visione mista, infatti, è un approccio bilaterale che, contrariamente alla monovisione convenzionale, è ben accettata e richiede davvero poco tempo per il neuroadattamento.

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    I risultati sono rimasti stabili nel tempo, con solo una lieve regressione nel gruppo degli ipermetropi a distanza di un anno dal trattamento.

    Liberatoria: Il sottoscritto non ha interessi finanziari con la Zeiss Meditec.

     

    Antonio Pascotto



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