L'operazione per cataratta è la miglior opzione terapeutica nei pazienti affetti da cataratta e glaucoma

 

 

 

KOLOA, Hawaii — In base a quanto affermato da uno dei relatori presenti al recente congresso di oftalmologia, la miglior opzione per i pazienti affetti da glaucoma cataratta è la sola chirurgia della cataratta.

Dai dati disponibili in letteratura e da personali ricerche, effettuare la facoemulsificazione (intervento per cataratta) e l'impianto di cristallino artificiale è una scelta valida, sicura ed efficace per una significativa riduzione della pressione intraoculare. Lo ha dichiarato il dottor Richard L. Lindstrom all'Hawaiian Eye 2010.

operazione della cataratta


"Nei pazienti con pressione intraoculare superiore ai 25 mmHg, si può ottenere una riduzione della pressione di 10 mmHg, rispetto ad una riduzione media di 13 mmHg ottenibile con la trabeculectomia o con altre tecniche simili," ha asserito il dottor Lindstrom, "però, la percentuale di complicanze nella chirurgia della cataratta è del 5%, mentre è del 40-60% nelle diverse tecniche di chirurgia del glaucoma.


Il dottor Lindstrom ha inoltre aggiunto che la chirurgia della cataratta può essere sinergica con la terapia medica ed è compatibile con i comuni livelli di competenza dei chirurghi oculisti (non è necessaria, quindi, una particolare "ultraspecializzazione").

Il dottor Lindstrom ha anche citato una studio presentato al congresso dell'American Academy of Ophthalmology dal suo collega Thomas W. Samuelson, che ha dimostrato che la sola chirurgia della cataratta ha ridotto la pressione degli occhi almeno quanto la riduce l'intervento per cataratta associato all'inpianto del sistema iStent (Glaukos).

"La chirurgia della cataratta, ora, deve essere considerata un ulteriore passo avanti nella gestione dei pazienti affetti da glaucoma", ha concluso il relatore.

 
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  • Il cross-linking nel cheratocono migliora l'acuità visiva e riduce la miopia e l'astigmatismo

     

    Br J Ophthalmol. 2013; 97 (4) :433-437.

     

    • 31 mag 2013

    Secondo un recente studio, il cross-linking corneale arresta la progressione del cheratocono per almeno 4 anni.

    I ricercatori hanno analizzato 30 pazienti con cheratocono lieve o moderato sottoposti, in un periodo variabile fra 4 e 6 anni prima, in un solo occhio, a cross-linking del collagene corneale con riboflavina e raggi UV-A. L'età media dei pazienti al tempo in cui si erano sottoposti al trattamento era di 26,3 anni; l'intervallo medio tra il cross-linking e la valutazione clinica è stato di 53,3 mesi.

    Nei casi esaminati, dopo 4-6 anni dall'intervento, il difetto refrattivo (la miopia e l'astigmatismo) e l'acuità visiva per lontano sono migliorati in maniera significativa; i valori topografici di curvatura corneale e gli altri indici correlati, che sono elevati in casi di cheratocono, sono risultati notevolmente diminuiti.

    Lo spessore corneale centrale, che nel cheratocono si riduce sensibilmente, è risultato aumentato dopo il trattamento di cross-linking.

    In nessun occhio trattato si è riscontrata una progressione del cheratocono e nessun soggetto esaminato ha perso più di un decimo di acuità visiva. Infine, valutando gli occhi non trattati dei 30 casi esaminati, si è notato che in 7 occhi si è avuta una progressione del cheratocono.



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